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Claudio Cippitelli scrive per la rubrica settimanale di Fuoriluogo sul Manifesto del 9 maggio 2012.
No, non è una questione romana. La chiusura di servizi di accoglienza e
riduzione del danno e la sostituzione dei gestori con enti amici
dell’attuale amministrazione Alemanno (tra le quali spiccano le vicende
della ComunitĂ di CittĂ della Pieve e di Nord Est, tolte, dopo decenni,
rispettivamente alla Coop. Il Cammino e alla Coop. Parsec), non rientra
nel normale avvicendamento tra strutture di terzo settore nella
gestione di servizi per la cura delle dipendenze. La vicenda dei bandi
emessi dall’Agenzia Capitolina sulle Tossicodipendenze (ACT) dimostra
che l’amministrazione Alemanno ha deciso che le dipendenze vanno
affrontate con una sola cultura: quella che risponde, esclusivamente per
motivi ideologici, al sentire politico della giunta di destra. Poco
importa che nel resto d’Italia e in Europa lo sforzo è precisamente il
contrario, ovvero favorire la pluralitĂ delle offerte e degli approcci
per raggiungere le tante diversitĂ presenti tra i tossicodipendenti,
offrendo a costoro programmi rispettosi della loro irripetibile
individualitĂ . Prendiamo ad esempio i servizi a bassa soglia: in una
metropoli come Roma, i sei centri diurni dislocati nei diversi
quadranti si riducono a due e si passa da dieci a trenta utenti per
centro, peggiorando la qualità dell’accoglienza. L’impegno delle
cooperative e delle associazioni che fanno riferimento al Coordinamento
Nazionale ComunitĂ di Accoglienza del Lazio, supportate dal CNCA
Nazionale, e della Fondazione Villa Maraini (alla quale hanno cancellato
un servizio come il Telefono in aiuto, attivo dal 1986), sta
trasformando un esito ritenuto scontato dall’Amministrazione Alemanno in
una battaglia politica e legale a difesa della giustizia e dei diritti
delle persone dipendenti. Oltre alle mobilitazioni di centinaia di
utenti, dei loro familiari e degli operatori in piazza del Campidoglio,
sono stati presentati ben sette ricorsi. Pochi giorni fa una prima
vittoria: la ACT ha annullato le cinque gare su cui pendono i ricorsi al
Tar del Lazio.
Chi sono le associazioni che, secondo
l’amministrazione capitolina, dovrebbero sostituire i gestori che sino
ad oggi hanno implementato le politiche sulle droghe del Comune di Roma?
Prendiamo il Modavi che, secondo i risultati del contestato bando,
dovrĂ sostituirĂ la Coop. Parsec nella gestione della comunitĂ di pronta
accoglienza Nord Est. Tale comunità , da 17 anni, accoglie persone in
terapia farmacologica e metadonica per un periodo definito ( di norma
tre mesi) e nasce per completare armonicamente la rete dei servizi
cittadini (dalle basse soglie, alle comunità terapeutiche). Ecco come
si esprime, in una notizia di AGENPARL del 26 aprile 2012 Irma Casula,
Presidente del Modavi: “Dobbiamo prendere atto che alcune politiche,
come la riduzione del danno, sono state non solo superate ma accantonate
in quanto inefficaci.” Viene da chiedersi, nel malaugurato caso che
tale associazione si trovi a gestire un servizio come una comunitĂ di
prima accoglienza, quale rapporto intenderĂ mantenere, ad esempio, con i
servizi regionali che da decenni implementano con successo proprio
quelle politiche di riduzione del danno che Casula improvvidamente, e
senza citare alcun dato, definisce accantonate ed inefficaci: servizi
che garantiscono, insieme ai Ser.T., gli invii proprio alla comunitĂ di
prima accoglienza.
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