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L'uomo, 41 anni, aveva bevuto e consumato diverse dosi di cocaina I vicini: sembrava un indemoniato, diceva: «Cristo è dentro di me». Dal Corriere della Sera.
MILANO - Urla: «Fatelo uscire, mi sta ammazzando». Sbraita: «Chiamate mia madre». Piantato sul pianerottolo, fisico pesante, pantaloni della tuta, torso nudo, il sudore gli scola sulla fronte. In mano un coltello da cucina. Si tira i capelli e se ne strappa qualche ciocca. Si appoggia la lama sull'avambraccio, taglia, il sangue scorre. L'ambulanza sta arrivando. I quattro poliziotti lo controllano a distanza. L'uomo ne punta prima uno, che lo schiva, poi afferra il coltello a due mani e si scaglia contro un altro. È in questo momento che gli agenti lo afferrano da dietro, cadono insieme, riescono ad ammanettarlo. Pochi minuti dopo Daniele Langella, 41 anni, perde conoscenza. Morirà appena arrivato in ospedale. Si spengono così, insieme, poco dopo le due di domenica notte, l'ultimo delirio impastato di cocaina e la vita difficile di quest'uomo appena uscito da un ricovero per tossicodipendenza. Tra un palazzo popolare di via Mosca, periferia Ovest di Milano, e il pronto soccorso dell'ospedale San Carlo, nella stessa zona della città.
IL PRECEDENTE - C'è un precedente, dello scorso 30 giugno. Michele Ferrulli, 52 anni, muore per un malore durante un movimentato arresto, sempre a Milano. Denuncia dei familiari: «È stato picchiato». Inchiesta aperta. Sarà la magistratura a chiarire l'esatta dinamica dei fatti. Sulla morte di Daniele Langella non sembrano invece esserci ombre, né di violenze, né di abusi. Ai fatti di domenica notte hanno assistito molti abitanti del palazzo di via Mosca. È soprattutto in base alle loro testimonianze che il Corriere può ricostruire la vicenda nei dettagli, a partire dalle ore che precedono le chiamate al 113: Daniela Langella e suo cugino, M. R., 41 anni, bevono qualche cocktail in zona Sempione, poi passano al parco di Trenno, dove acquistano da un magrebino alcune palline di cocaina. Rientrano in casa del cugino, in via Mosca, e bevono ancora (almeno 4-5 birre), arrotolano una banconota e consumano la droga. A quel punto Langella entra in un pesante delirio.
LE TESTIMONIANZE - «Correva su e giù per le scale, dando calci e pugni alle porte», «poi si è spogliato del tutto ed è uscito in strada (la temperatura era intorno ai meno 5 gradi, ndr ), urlava frasi senza senso». È circa l'una, le richieste d'intervento alla centrale delle Volanti si moltiplicano. A un certo punto è Langella stesso a chiamare la polizia: «Cristo è dentro di me - sbraita - liberatemi».
LA DROGA - Nel fascicolo aperto dalla Procura di Milano (accertamenti affidati alla Squadra mobile) è inserita la cartella clinica con cui Langella è stato dimesso da una casa di cura, a novembre scorso, dopo un mese di ricovero per un tentativo di disintossicazione. I medici parlano di «poliabuso» di alcol, cannabis e cocaina; di patologie psichiatriche collegate a una pesante dipendenza. Altra cocaina è stata trovata nella casa del cugino. Durante l'arresto Langella è caduto, «era fuori di testa, indiavolato» (ripetono i testimoni), probabilmente ha ricevuto qualche colpo. Racconta una donna che abita in una casa vicina: «I poliziotti gli parlavano, cercavano di calmarlo. Lui brandiva il coltello, si strappava i capelli».
Michele Focarete
Gianni Santucci
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