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Sabato, 2 Dicembre 2000

«No alla droga legale solo in Italia»

Il ministro Bianco: occorre un’azione concordata con altri governi europei

ROMA - Non si può legalizzare la droga in un solo Paese. Lo sostiene il ministro dell’Interno, Enzo Bianco, che, rivendicando un approccio personale al problema «privo di qualunque pregiudizio», avverte: «Per quanto riguarda la liberalizzazione non mi sembra questa un’idea che possa essere praticata singolarmente da un Paese senza un’azione coordinata con altri governi». Il responsabile del Viminale non intende inserirsi nella polemica interna all’esecutivo innescata dal ministro della Sanità («Il proibizionismo ha fallito») e parzialmente chiusa dal presidente del Consiglio («Non è intendimento del governo quello di adottare politiche innovative che implicherebbero modifiche della legislazione vigente in materia di droga»). A riflettori spenti, dunque, la conferenza governativa di Genova sulla droga sembra produrre più dissociazioni che punti di convergenza. Anche se lo «strappo» di Veronesi, l’assenza «giustificata» di Amato («Non vorrei che questo venisse considerato come un sottrarsi del Primo Ministro a una discussione dal momento in cui, questa, diventa calda») e il boicottaggio di alcune comunità di recupero non hanno lasciato che una punta di amarezza nel ministro per la Solidarietà sociale. Ha detto infatti Livia Turco nel suo intervento conclusivo: «Mi dispiace che il presidente Amato non sia qui, avrebbe avuto tanto da ascoltare. Apprezzo comunque il suo rigore quando afferma che a fine legislatura non può prendersi impegni per modifiche su una materia così rilevante e delicata». Ma la Turco non si è mica allontanata dalla linea indicata da Veronesi: «Questo governo non è proibizionista. La politica del centrosinistra sulla droga è quella di prevenire, educare, non punire, prendere in carico».
Il dibattito coinvolge anche le più alte cariche dello Stato. Il presidente della Camera Violante: «Il ministro Veronesi ha fatto una riflessione che condivido, ha detto che il numero dei morti è diminuito. Bisogna andare avanti con la strategia della riduzione del danno che salva centinaia di vite». Violante, però, si dice contrario alla legalizzazione della droga. E il presidente del Senato, Mancino, ritiene «che qualunque liberalizzazione dia un risultato negativo». L’Osservatore Romano boccia la conferenza di Genova mentre il leader di An, Fini, ripete di essere «contrarissimo alla liberalizzazione delle droghe».
In questo clima Piero Fassino chiarisce il piano annunciato a Genova: «Non ho proposto di mettere in libertà i detenuti drogati bensì una decarcerazione con percorsi terapeutici di affidamento a comunità o servizi Sert che è una cosa diversa dal dire demagogicamente "liberi tutti"». Fassino ha pure spiegato che «non ci sono le condizioni per forme di depenalizzazione». E condivide in pieno il procuratore generale di Milano, Francesco Saverio Borrelli: «Se di punto in bianco dovesse essere legalizzato l’uso delle droghe, noi pagheremmo prezzi sociali altissimi». Al piano di decarcerazione (hanno diritto alle pene alternative i tossicodipendenti con pene sotto i 4 anni) non si oppone il centrodestra e neanche il complesso universo degli operatori.

www.corriere.it/speciali/droga.shtml
Uno speciale dedicato al dibattito sulla droga. Con un sondaggio sulla somministrazione controllata.

D. Mart.

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