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il manifesto
1 DICEMBRE 2000


"Caro Amato, dovevi venire"
Droghe, Livia Turco striglia il premier
ANNA PIZZO - GENOVA

Non è stata una seduta spiritica che ha evocato il fantasma del presidente del consiglio, ma certo l'assenza di Giuliano Amato si è fatta sonoramente sentire nell'ultima giornata della terza Conferenza governativa sulle droghe. A cominciare dalle parole conclusive del ministro della solidarietà sociale, Livia Turco: "Apprezzo molto il rigore del presidente del consiglio quando afferma che, essendo a conclusione della legislatura, non può prendersi impegni". Ma, aggiunge, "mi dispiace che non sia qui, avrebbe avuto molto da rivendicare dell'azione dei governi di centro sinistra; conoscendo la sua sensibilità e la profondità della sua cultura so che avrebbe avuto cose significative da dire, ma avrebbe avuto anche molto da ascoltare. E la politica è anche ascolto".
Non è andato leggero, il ministro della solidarietà lasciato solo ("il governo avrebbe dovuto essere qui presente"), nemmeno con gli altri eccellenti assenti: "Visto che alcuni prestigiosi leader delle comunità non hanno voluto venire fin qui lamentandosi delle passerelle e del cosiddetto teatrino, mi chiedo e vi chiedo: vi è sembrato davvero solo un teatrino l'incontro di questi giorni? Non vi pare che le passerelle siano state invece quelle di coloro che, senza misurarsi con la fatica del dibattito e del confronto, si sono concessi abbondantemente a Tv, radio e giornali per esprimere il loro dissenso di bandiera?". Non è stato solo polemico, naturalmente, il discorso conclusivo di Livia Turco. Che ha ringraziato i 2.500 operatori che hanno intensamente lavorato per tre giorni fornendo un contributo sostanziale alla discussione e ha assunto qualche tiepido impegno: se la legislatura è al termine, qualche investimento si può ancora fare soprattutto in quei settori dove più netto è l'impegno per la riduzione del danno. Ha però glissato completamente su legalizzazione di hashish e marijuana, richiesta che invece è stata forte e visibile sia all'interno che all'esterno della Conferenza. Ha strappato gli applausi, il ministro, anche prima di parlare, grazie a don Vinicio Albanesi che, concludendo il suo intervento alla tavola rotonda che ha preso buona parte della mattinata, ha detto: "Ringrazio Livia Turco che certo non è una santa, ma almeno si è sporcata le mani, molto spesso lasciata sola, anche in questa occasione".
La tavola rotonda si è aperta sotto il peggiore segno: la lettura di un documento tanto provocatorio quanto inutilmente ideologico, presentato da quelle comunità che, in forma polemica, non hanno voluto partecipare alla Conferenza. Documento smentito, nel corso del dibattito, perfino da alcuni operatori di aree vicine a quella degli estensori, che sono sempre gli stessi: don Gelmini, don Mazzi, Andrea Muccioli e don Benzi. La gratuita arroganza del testo, peraltro in forma di proclama, ha infastidito il pubblico e ha dato luogo a una bonaria contestazione: lo srotolamento di uno striscione sui danni del proibizionismo e del punizionismo, due modalità di "cura" che i sottoscrittori del documento conoscono bene.
Poi, la discussione, che partiva dalla domanda "Cosa chiedete alla politica?" si è concentrata su ciò che si sarebbe potuto fare e non si è fatto e su ciò che si può immediatamente fare. Operatori di servizi pubblici e delle carceri, rappresentanti di comunità, medici e un rappresentante del centro sociale Livello 57 di Bologna hanno discusso degli aspetti più controversi delle politiche sulle tossicodipendenze portate avanti dal governo. Così, se il medico del Sert di Faenza Edoardo Polidori ha detto che è stufo di essere giudicato alla stregua di uno spacciatore per il solo fatto di distribuire il metadone, Riccardo Gatti, del servizio dipendenze della Asl di Milano ha avanzato una proposta seplice e perciò irrealizzabile: ogni politico, ogni parlamentare adotti il Sert del luogo dove vive. Lucio Gamberini, del centro sociale e del Mdma (movimento di massa antiproibizionista) ha tracciato un primo, sommario bilancio della conferenza nella quale si è verificato "un evento nuovo e inaspettato. Una conferenza che per ragioni elettorali si voleva far passare sotto tono, si è trasformata in un grande dialogo". Grazia Grazioso, che lavora nel carcere di Sollicciano 2, non ha mancato di sottolineare come, a partire dai 15 mila tossicodipendenti in carcere, dalla scorsa conferenza di Napoli a questa la situazione non si è modificata. Mentre Grazia Zuffa, di Forum Droghe, ha posto all'attenzione di Amato innanzitutto una domanda: "Il presidente del consiglio ha detto che il ministro Veronesi ha parlato da tecnico, e quindi non da ministro. Ma se la politica non ha un rapporto con le acquisizioni scientifiche, non tiene conto delle innovazioni efficaci, di cosa deve tener conto?". E ha proseguito: "Così come si chiede a noi tecnici un grande rigore, anche alla politica va richiesto altrettanto rigore".
La Conferenza non si è chiusa come si è aperta: sono cadute man mano le blindature e i pericolosi "mostri" dell'estremismo si sono trasformati in interessanti e interessati operatori di strada. Chissà che non sia l'inizio di un inedito lavoro di affermazione non ideologica di diritti.


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