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il manifesto
30 NOVEMBRE 2000


"Basta non morire?"
DON ALBANESI "Veronesi ha ragione, ma pensiamo anche alla qualità della vita" A. P. - GENOVA


Le dichiarazioni del ministro della sanità, Umberto Veronesi, continuano a far discutere qui a Genova, al secondo giorno della Conferenza governativa sulle droghe. Don Vinicio Albanesi, presidente del Cnca (Coordinamento delle comunità di accoglienza) ne ragiona con noi ad alta voce. "Fa bene il ministro a dire che il primo obiettivo è evitare che le persone che fanno uso di droghe muoiano. Ed è corretto porre l'attenzione sul metadone, anche se fortunatamente i giovani hanno imparato a gestirsi meglio anche l'eroina, evitando di morire. Ma il problema è: vivere come? E qui si apre una grande discussione tra uso, abuso e tossicodipendenza. Se è vero che circa un milione di persone nel nostro paese fa uso di sostanze, è anche vero che il confine tra uso e abuso è labile".

Ci può fare qualche esempio?

Prendiamo la cocaina. Ben un terzo dei ragazzi che si avvicinano a noi ci dice che ormai si sniffa normalmente e in tutti gli ambienti. Una parte di loro, però, dallo sniffo passa all'iniezione. Ed è lì che cominciano i guai, perché si crea una vera dipendenza psicologica dalla sostanza.

Però lei stesso ha detto che i giovani sanno gestire meglio di un tempo l'assunzione di droghe.

Infatti, la domanda è: siamo troppo allarmisti per cui a ogni trasgressione vediamo un pericolo di dipendenza, oppure l'unica soluzione è allontanare l'uso? E poi, è possibile una gestione corretta dell'uso, un uso equilibrato? Io penso che non serva la repressione, ma anche che noi operatori non siamo capaci di gestire questo uso equilibrato.

Eppure in Europa si stanno sperimentando forme di questo tipo.

Io penso che per i tossicodipendenti di 30, 40 anni, che da troppi anni si fanno, la somministrazione è una buona scelta, è la tutela della vita per le persone più in difficoltà. Se non c'è altra strada, va bene la somministrazione controllata, ma solo se inserita in un progetto che, oltre alla vita, tenga in conto anche la qualità della vita.

Cosa pensa delle parole del ministro Veronesi sull'ecstasy?

Di nuovo, l'allarme sull'uso non va dato, ma attenzione all'abuso, che può provocare problemi indotti. Penso agli incidenti d'auto, ai collassi, ecc.

Lei insiste sulla qualità della vita. A cosa pensa?

Mi riferisco soprattutto ai giovani, che hanno davanti a loro una vita lunga e complessa. Non si può dar loro una semplice prospettiva di sopravvivenza.

Però può essere il primo gradino per metterli in condizioni di fare anche una scelta di disintossicazione.

Ogni tossicodipendente ha la sua traiettoria e fa le sue scelte. E' una persona. Per ognuno si deve trovare una soluzione. Fortunatamente oggi i giovani usano in modo più accorto le sostanze, anche perché sono più paurosi. Ad esempio, l'eroina non è diminuita, ma è minore il numero di coloro che la iniettano e sono aumentati quelli che la fumano.

Eppure, negli ultimi anni, le morti sono rimaste pressoché invariate.

E' vero, ma non si tratta più solo di overdose quanto di persone che non ce la fanno più e si lasciano morire. E' una sorta di sfinimento.


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